SPAGHETTI MAGAZINE ITALIA, FEBBRAIO 2020

LA CASA DI BETTY

Milano, istantanea sfuggente di un movimento; un lampo confuso di colori e luci di cui, a ben guardare, è possibile scorgerne un dettaglio. E’ cosi che mi accorgo che quell’istantanea ha catturato un sentimento, un luogo e una donna. Elisabetta Franchi, un’imprenditrice, un marchio.

Lontano dal glamour dalle celebrazioni e dai riconoscimenti, più vicino alla fatica e al coraggio di credere in un sogno, oggi racconto Elisabetta Franchi attraverso l’autenticità del suo sguardo cristallino.

Le sono seduto di fronte e l’azzurro dei suoi occhi svelano non solo tutto quello che lei ha già condiviso di sè ma aggiungono che qui, nel suo showroom di Milano, siamo i benvenuti. Non a caso l’atmosfera e gli arredi sono quelli di una casa. Un ambiente accogliente in cui sentirsi nel salotto della sua abitazione ricreato attraverso le stesse poltrone e gli stessi dettagli decorativi. E qui al centro della Milano che non ha tempo, possiamo rilassarci tra fiori e pasticcini. Qui Elisabetta rallenta il ritmo di quel tempo che alla moda non concede tregua. Ma lei, anche se solo per pochi minuti, si ferma perché il suo stile è anche nella maniera in cui vivere il tempo: da Donna, da imprenditrice, da stilista e soprattutto da mamma. Mi è chiaro che il suo stile si armonizza con lo stile di vita, che ciò che si indossa riflette ciò che si vive e questo suo pensiero lo condivide dai social media alla vita di tutti i giorni perché tutti sono i benvenuti nel suo mondo.

Ed è proprio lo spazio e l’arredamento che, dando forma a questa sua idea, scandiscono la geometria degli ambienti della casa-showroom in cui si lavora, si vive e ci si ferma a riflettere su uno stile di vita. Non c’è differenza nel disegno di un abito e in quello di un mobile. Non c’è differenza tra modo di vestire e modo di abitare, tutto si sovrappone nel suo concetto di stile, di sogni realizzati e di desideri ambiziosi.

Il design deve essere ideato come un abito Elisabetta Franchi, deciso come l’abbraccio maschile e confortevole come un bagno caldo alla luce delle candele.

Siamo al quarto piano dello showroom, il luogo che Elisabetta preferisce perché è qui che può fermare il tempo e rilassarsi proprio come nella vasca della sala da bagno della sua casa. Il luogo che non condivide perché in ogni casa e spazio di lavoro deve esserci sempre uno ritrovo in cui godere della sola presenza di se stessi. Uno spazio in cui trarre le conclusioni a fine giornata. Usando le sue stesse parole: uno spazio per pensare e riequilibrare tutto.

È qui al quarto piano circondata dall’ultima collezione che, come un’opera d’arte contemporanea abbellisce le pareti, le domando se ha mai pensato alla creazione di una linea d’arredamento; Elisabetta mi risponde di si e mi spiega che per lei l’interior design è l’estensione del fashion design così come il maschile si estende, si sovrappone e si armonizza con il femminile. Si divertirebbe nel creare un arredamento con tagli diversi dalla moda. Tratti fluidi come quelli di un abito che incontrerebbero gli spigoli delle superfici in una perfetta fusione di linee e colori proprio come la fusione tra uomo e donna. Ed è vero, la fusione dei sentimenti, dell’emotività e dei caratteri dei due mondi si svelano in questi ambienti arredati con cromie naturali, dai toni delicati che si adagiano sulle superfici decise e scure degli arredi, sulle pareti lucide e sui legnami possenti. In questo luogo, come nei restanti ambienti, l’incontro tra il mondo femminile e maschile è evidente nel morbido contrasto svelato dalle linee geometriche e il raffinato decor dei fiori, delle lampade e delle tante cornici che ritraggono la sua vita. Ed è negli oggetti che Elisabetta esprime al meglio la sua visone del design e della decorazione d’interni; soprattutto nelle bambole e nelle miniature dei manichini vestiti con le sue collezioni che illuminano e colorano gli ambienti. C’è la bambola Betty da una parte, l’icona del suo sogno di bambina, sull’altalena difronte la grande parete di legno lucida. Betty che dondola felice perché questo, pur essendo un luogo di duro lavoro, è un luogo felice dove esprimere con chiarezza le proprie idee e combattere per esse. È il luogo in cui poter avere un tetto sicuro sulla testa, un ambiente in cui poter amare e poter essere amati. Saluto Elisabetta e nel momento esatto in cui esco dall’edificio capisco che la sua visone del design, dei sogni realizzati e il concetto stesso di moda, sono tutto ciò che ha voluto per Betty: una bellissima casa.